13 gennaio 2010 – Liceo scientifico C. DARWIN di Rivoli (TO)

Si è svolto il primo incontro al Liceo “C. DARWIN” rientrante nel progetto “Storia di un’attesa senza resa”, proposto dall’Associazione Penelope Piemonte, rivolto agli allievi delle scuole medie superiori con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sul fenomeno degli scomparsi. Perché “informare è prevenire”.

Presto inseriremo un video che viene proiettato durante i nostri interventi e il calendario dei prossimi incontri. Qui sopra trovate le immagini e qui di seguito qualche riga scritta da Marilù Tomaciello dopo l’incontro:

Non sono un’ insegnante e mia figlia ha ormai finito il liceo da molti anni. Avevo un po’ di timore nell’ entrare in quella Scuola per parlare del libro. Quando poi ho visto che nella Biblioteca, allestita per la presentazione, era collocato un grosso tavolo dietro il quale vi erano le sedie predisposte per gli “oratori” non ho esitato a spostare tutto, tavolo e sedie compresi. Non potevo immaginare me stessa dietro una “barriera”che tenesse lontano gli studenti. Quando questi arrivarono era tutto pronto. Erano alquanto diversi da come li avevo immaginati io: non un’ orda schiamazzante e disinteressata. Tutt’ altro. Si disposero in silenzio tra le file di sedie, con gli occhi puntati sulle diapositive che scorrevano sul telone. In maniera del tutto naturale Caterina ed io cominciammo a parlare del nostro libro. Ci seguivano con interesse e concentrazione. Alcuni di loro si offrirono di leggere alcuni passi che avevamo scelto con una loro insegnante. Con voce incerta e, come durante un’ interrogazione, lessero fino all’ ultima parola. Per me, che avevo già sentito quelle frasi lette da attori o da noi stesse, fu una scoperta notare come anche con quell’ inflessione “infantile”  le parole manifestassero lo stesso “peso”. Non interruppero mai, ma con gli sguardi increduli e desiderosi di saperne di più, mi stimolarono ad alzarmi dalla mia sedia, per meglio esprimere, anche con la mia forte gestualità, tutto quello che avevo da dire. Sentivo che mi seguivano anche sui terreni più impervi, come la “politica” dell’ Associazione Penelope o sull’ iter legislativo della legge sulle persone scomparse… Anche le parole di Caterina li colpirono molto. Sembrava che tutti vedessero in lei la loro mamma e sono sicura che ciascuno di loro  avrebbe voluto darle un “pezzettino” di sé per ricostruire il suo Fabrizio… Alla fine alcuni fecero alcune semplici e timide domande, a cui rispondemmo con altrettanta semplicità ed i loro occhi brillarono di interesse quando ricevettero le informazioni sul sito internet e le pagine di Facebook dedicato a Fabrizio. Le due ore finirono ed il tempo era davvero “volato via”. Con la stessa discrezione che avevano avuto nell’ entrare in quella Biblioteca, ne uscirono. Ciascuno stringeva tra le mani il segnalibro, ricordo di quella presentazione. Li vedemmo allontanarsi nei corridoi ed in noi sentimmo la certezza che in altre cinquanta famiglie sarebbe entrata la storia di Fabrizio e tante altre persone avrebbero condiviso il pesante fardello che la sua scomparsa rappresenta.
Marilù Tomaciello

 

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